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Belluno studia da no slot Battaglia alle macchinette

Fonte: corrierealpi.gelocal.it

BELLUNO. No slot anche a Belluno. L’assessorato al Sociale di Palazzo Rosso sta prendendo come modello quello che hanno già fatto a Feltre contro la ludopatia. Cioè la dipendenza creata dal gioco d’azzardo. Macchinette mangiasoldi, videolotterie e altre diavolerie, che mandano in rovina molti padri di famiglia. Ci sono sempre più casi anche nel capoluogo e l’assessore fresca di delega Valentina Tomasi ha già messo in agenda alcuni incontri, per studiare il problema e cercare una soluzione, nell’interesse di chi si giocherebbe anche la camicia. Il più importante sarà quello con Carlo Stecchini, il nuovo direttore del settore sociale dell’Usl 1, ma ci saranno dei faccia a faccia anche con altri specialisti. Non necessariamente del settore medico.

La preoccupazione è reale e fondata: «Bisogna capire quello che sarà possibile fare, per contrastare una piaga come quella della ludopatia, che sta prendendo sempre più piede anche nella nostra città», spiega l’assessore Valentina Tomasi, che ha appena ereditato il lavoro dalla dimissionaria Martina Ravagni, «quello che hanno studiato a Feltre può essere davvero preso come punto di partenza, in attesa di avere delle indicazioni precise anche da parte dei medici».

Sul Colle delle Capre, il collega alle Politiche sociali, Giovanni Pelosio ha svolto un indagine in collaborazione con gli uffici e sta studiando incentivi per i bar e le tabaccherie, che decidono di non dotarsi di slot machines: «Per cominciare, abbiamo provveduto a un piccolo censimento sulle strade cittadine, scoprendo che sul territorio comunale ci sono ben sei locali, che hanno come unica attrattiva il gioco d’azzardo. Risulta che il quartiere più frequentato sia Baldenich, ma c’è qualcosa anche in centro, per non parlare della periferia, anche estrema. Questo è solo il primo passo di un’indagine, che può assumere anche contorni preoccupanti, viste le cifre che si leggono a livello nazionale, ma naturalmente non possiamo fermarci a questo e prendere solo atto di una situazione che esiste».

Ci sono diverse città che hanno premiato chi non coltiva questa piaga sociale, da Lissone a Perugia o Palermo e Belluno si sta mettendo in fila: «Dobbiamo capire quello che si potrà concretamente fare, per cercare di arginare questo fenomeno così pericoloso. Noi dobbiamo per forza fare la nostra parte, anche consultandosi con chi ha le competenze necessarie».

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