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Cinture di sicurezza del passeggero slacciate? Ne risponde il conducente, fino all’omicidio stradale

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L’incidente è drammatico. Uno degli imputati, accusato fra l’altro anche di guida in stato d’ebbrezza, ha perso il controllo del veicolo su un raccordo autostradale, colpendo il muretto a destra e rimbalzando sulla corsia di sorpasso, ove terminava corsa del veicolo. Nel frangente veniva sbalzata fuori dall’auto una passeggera occupante i sedili posteriori che non aveva allacciate le cinture di sicurezza. Questa riportava lesioni dovute anche all’urto con un altro veicolo che sopraggiungeva. Pochi attimi dopo l’autostrada è ferma e i veicoli iniziano a incolonnarsi con le luci di emergenza accese, ma ciò non basta per evitare che un’altra automobile (con alla guida il secondo dei due imputati) sopraggiunga ad alta velocità e si schianti contro un autorimorchio in coda, cagionando la morte di un passeggero e il ferimento di altre persone. La parte del ricorso che analizzeremo qui riguarda le cinture di sicurezza non allacciate dalla passeggera sbalzata fuori dalla prima auto.

Nel caso in questione la difesa ha sostenuto l’impossibilità, da parte dell’imputato, di accertare l’avvenuto allacciamento delle cinture a causa del buio e dell’imprevedibilità della condotta. La Cassazione risponde ricordando che il conducente di un veicolo ha l’obbligo, in base alle regole della comune diligenza e prudenza, di esigere che il passeggero indossi la cintura di sicurezza e, in caso di rifiuto o mancata ottemperanza, deve rifiutarsi di trasportarlo e di iniziare la marcia. Ciò non assolve comunque il passeggero dall’obbligo, posto a suo carico, di indossare la cintura né lo assolve dalla relativa sanzione, ma configura una responsabilità congiunta di entrambe le parti. Confermata quindi la condanna per lesioni personali stradali di cui all’art. 590-bis del Codice Penale.

Consulta la Sentenza n. 11429 del 9.3.2017, Corte di Cassazione

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