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Comunicazione dati del conducente: in caso di falso si va incontro a risvolti penali

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Vedendosi contestato l’uso del cellulare alla guida, e restandole pochi punti sulla patente di guida, l’imputata tenta di dare la responsabilità del fatto al padre dichiarando al momento dell’infrazione vi fosse lui alla guida. Purtroppo per lei il verbalizzante ha avuto l’accortezza di annotare che la persona che si trovava alla guida dell’autovettura, con il telefono cellulare in mano, era una donna.

Quali possibili conseguenze sul piano giudiziario? Ai sensi dell’art. 483 del Codice Penale chi rilascia false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale o in un atto pubblico è punito con la reclusione fino ai due anni. Questo è quanto rischia chi commette i fatti sopra descritti. Il reato sussiste qualora la dichiarazione del privato sia trasposta in un atto pubblico destinato a provare la verità dei fatti attestati. Nel caso in questione ciò avviene al fine degli specifici effetti che ha la dichiarazione sull’identità del conducente, che porta alla decurtazione dei punti dalla patente di guida.

La Corte di Cassazione procede quindi al respingimento del ricorso, respingendo anche i motivi che denunciando la mancata traduzione della Sentenza nella lingua madre della ricorrente e la possibile incomprensione linguistica: impossibile sostenere la mancata comprensione della lingua da parte della donna, dato che al momento della contestazione non ha avuto problemi a dialogare con gli agenti e a chiedere la non immediata contestazione dell’infrazione. 

Corte di Cassazione, Sentenza n. 12779 del 16.3.2017

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