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Covid, Fontana chiede il coprifuoco dalle ore 23 alle 5 in Lombardia

Il Sole 24 Ore – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

In Lombardia il Dpcm appena varato dal Governo è già superato.Il Covid corre e il fermo di bar e ristoranti a mezzanotte o la chiusura di piazze e vie che ha fatto infuriare i sindaci non basta. Da giovedì, a partire dalle 23 e fino alle 5 del mattino, scatterà il coprifuoco in tutta la Regione. Nessuno potrà spostarsi, uscire, se non per ragioni di lavoro, salute e «comprovata necessità». Sabato e domenica resteranno chiusi i centri commerciali per l’intero week end ad eccezione di chi vende generi alimentari e di prima necessità.È questa la scelta del presidente della Regione Attilio Fontana, condivisa dal sindaco di Milano, Beppe Sala, da tutti i primi cittadini dei comuni capoluogo, dai capigruppo di maggioranza e opposizione che è stata recapitata ieri al Governo e si tradurrà nelle prossime ore in un’ordinanza regionale. Il ministro della Sanità Roberto Speranza ha già dato un ufficioso via libera. «Sono d’accordo sull’ipotesi di misure più restrittive in Lombardia», ha detto anticipando che che lavorerà con Fontana e Sala per attuarle. Il ricordo di Nembro e Arzano è ancora vivissimo e l’allarme per l’impennata dei contagi e il rischio che nel giro di poche settimane possa arrivare a 600 ricoveri in terapia intensiva ha suggerito di non indugiare oltre.

Intanto a Roma il Governo “riparava” , anzi – per dirla con il ministro Francesco Boccia – «smussava» il testo del Dpcm per far rientrare la rabbia dei sindaci a cui il premier Conte, nella conferenza stampa di domenica, affidava la responsabilità di decidere la chiusura di piazze strade per limitare la movida notturna. Il presidente del Consiglio ha manifestato la propria preoccupazione per l’aumento dei contagi ma continua a ripetere che bisogna evitare un nuovo «lockdown». Giovedì Conte sarà alla Camera per una informativa sul Dpcm che, dopo la protesta del presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro (di centrosinistra), che aveva accusato il Governo di aver inserito una norma «di cui non si era mai discusso», è stato modificato. O meglio, è stata cancellata la parola «sindaci». Ora all’articolo 1 si legge: «delle strade o piazze nei centri urbani, dove si possono creare situazioni di assembramento, può essere disposta la chiusura al pubblico dopo le 21». Ma a chi spetta «disporre»?«Per come è scritto il decreto non si capisce chi deve fare che cosa», ha aggiunto Decaro. E in effetti dovrà essere stilato un protocollo di cui si sta facendo carico il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese. A confermarlo è stato lo stesso premier: «Ci siamo sentiti con Decaro e Lamorgese e abbiamo già concordato un protocollo che consentirà ai sindaci, sentite le Asl, di adottare una proposta per le piazze e le vie che più si prestano ad assembramenti». Saranno poi i comitati perl’ordine e la sicurezza individuare le soluzioni per attuare e far rispettare i divieti. Lo stesso sindaco di Bari ha già provveduto a chiudere alcune parti della città e così anche i sindaci del principali città liguri a partire da Genova mentre il governatore della Campania ha prorogato fino al 13 novembre una serie di restrizioni comprese quelle per bar e pasticcerie o il jogging in città.

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