Venerdý 20 Ottobre 2006
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Il nuovo quotidiano on-line per gli organi di Polizia

Registrazione: Tribunale di Rimini 8 luglio 2005 n.11/2005

direttore: Ugo Sergio Auteri
redazione: Maurizio Marchi

n. 515 

L'analisi

Considerazioni sulle vendite promozionali e sulla sommini-
strazione di alimenti e bevande negli esercizi di vicinato e negli esercizi di panificazione in seguito al decreto Bersani-Visco

F. Dori (Polnews 20/10/2006)

Il decreto legge n.223/2006, convertito con modificazioni in legge 4 agosto 2006, n.248, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, ed interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale, ha apportato alcune importanti novità alle norme sulla disciplina del commercio. Con questa breve nota intendo soffermarmi sulle vendite straordinarie e sulle attività commerciali, in rubrica indicate. Con l’art.15, comma 6, del D.lgs n.114/98 il legislatore ha demandato alle regioni il compito...

Dalle Regioni

Decreto legge 4/7/2006, n. 223, convertito in legge 4/8/2006, n. 248
Circolare 27/9/2006, n. 134 PM Roma
Si segnala la Circolare n. 134 del 27/9/2006 della PM di Roma in materia di Dl 223/2006 convertito in legge (formato pdf)

Rassegna Stampa

Rassegna stampa 20/10/2006

- Per chi guida senza casco: fermo del motorino per 2 mesi

- Guida senza casco: 2 mesi senza motorino

- Firenze: guerra alla sosta selvaggia

- Boves: al mercato, acquista portafoglio contenente documento d'identità

- Incidente su metropolitana: fondamentale ruolo PM


L'analisi

Considerazioni sulle vendite promozionali e sulla somministrazione di alimenti e bevande negli esercizi di vicinato e negli esercizi di panificazione in seguito al decreto Bersani-Visco
F. Dori (Polnews 20/10/2006)
^ up

Il decreto legge n.223/2006, convertito con modificazioni in legge 4 agosto 2006, n.248, recante disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale, per il contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, ed interventi in materia di entrate e di contrasto all’evasione fiscale, ha apportato alcune importanti novità alle norme sulla disciplina del commercio. Con questa breve nota intendo soffermarmi sulle vendite straordinarie e sulle attività commerciali, in rubrica indicate. Con l’art.15, comma 6, del D.lgs n.114/98 il legislatore ha demandato alle regioni il compito di disciplinare le modalità di svolgimento, la pubblicità, i periodi e la durata delle vendite di liquidazione e di fine stagione ma non delle vendite promozionali. Quest’ultime, come recita il comma 4 dello stesso art.15 sono effettuate dall’esercente dettagliante per tutti o una parte dei prodotti merceologici e per periodi di tempo limitati. Dal momento che null’altro si dice su questo tipo di vendite si deduce che l’intendimento del legislatore era quello di liberalizzarle lasciandole alla libera determinazione dei singoli esercenti. Nonostante ciò alcune regioni come ad esempio l’Umbria, l’Abruzzo, il Lazio, la Toscana, hanno ritenuto di regolamentarle nei modi più disparati. Il decreto Visco-Bersani precisa che le vendite promozionali sono svolte senza la fissazione di divieti, a meno che non siano prescritti dal diritto comunitario, senza l’ottenimento di autorizzazioni preventive e limitazioni di ordine temporale o quantitativo tranne che nei periodi che precedono i saldi per i medesimi prodotti. Per citare un esempio la regione Toscana, con D.P.G.R. n.17/R/04, per lo svolgimento delle vendite in trattazione, ha previsto l’invio di una comunicazione al comune, da effettuarsi dieci giorni prima dell’inizio della vendita straordinaria, ne vieta lo svolgimento, in relazione al settore non alimentare, nel mese di dicembre, nel periodo dei saldi e nei trenta giorni che li precedono, afferma altresì che non possono essere effettuate per un periodo superiore alle sei settimane consecutive e che per poterle effettuare sul medesimo prodotto devono decorrere almeno sessanta giorni. In base all’art.3 del D.L.n.223/06 poi convertito in legge, le regioni e gli enti locali dovranno adeguare le proprie disposizioni legislative e regolamentari ai principi e alle disposizioni di cui al comma 1 dell’art.3 e quindi anche alle disposizioni di cui alla lett.f) del medesimo comma, riguardanti le vendite promozionali, entro il 1 gennaio 2007. Pertanto le regioni che hanno regolamentato le vendite promozionali dovranno cassare le limitazioni previste dalle loro disposizioni normative e la comunicazione preventiva da inoltrare al comune, riservandosi la possibilità(e non l’obbligo) di stabilire un termine temporale al divieto di effettuare le vendite promozionali nel periodo che precede l’inizio dei saldi. Se come prevedibile, alcune regioni non riusciranno ad adeguare le loro disposizionial decreto n.223/06, qualora non verrà concessa la solita proroga del caso, i comuni si troveranno in grave difficoltà in quanto dopo il 1 gennaio 2007 dovranno applicare leggi regionali, in contrasto con il decreto Bersani-Visco. Quest’ultimo ribadisce la liberalizzazione delle vendite di cui trattasi già stabilita dal D.lgs n.114/98, ma disattesa illegittimamente da alcune regioni, eliminando anche il vincolo di cui all’art.15, comma 4, dello stesso D.lgs che consentiva le vendite in argomento per periodi limitati, determinati in seguito dalle regioni e/o dai comuni con propri atti regolamentari. In virtù di tale liberalizzazione si ritiene che le vendite promozionali potranno essere effettuate anche per l’intero anno salvo l’introduzione delle limitazioni possibili nel periodo che precede l’inizio dei saldi. La circolare n.3603/C del 28.09.06, esplicativa del D.L.n.223/06, nella disposizione che prevede la possibilità di stabilire limiti alle vendite promozionali nei periodi che precedono i saldi, fa riferimento ai “medesimi prodotti”, precisando che con tale locuzione si intendono i prodotti stagionali o di moda tradizionalmente oggetto di saldi di fine stagione. A parere di chi scrive, con il termine “prodotti stagionali o di moda” si intendono, oltre ai generi di vestiario e abbigliamento in genere, agli accessori di abbigliamento e alla biancheria intima, alle calzature, alle pelletterie, agli articoli di valigeria e da viaggio, agli articoli sportivi, anchele confezioni ed i prodotti legati a particolari festività, al termine delle stesse e comunque i prodotti appartenenti a qualsiasi genere merceologico, non alimentare, che, in ragione della stagionalità, del cambiamento di linea di prodotto, per sopravvenuta modifica o innovazione tecnologica, possono contribuire a determinare un abbassamento di domanda del prodotto e quindi conseguente deprezzamento dello stesso. Per cercare di chiarire meglio ciò che il legislatore, anche con l’ausilio della circolare sopra richiamata, ha inteso con il termine “medesimi prodotti”, per esempio, se un esercente intende effettuare una vendita promozionale su PC di ultima generazione per promuovere tali prodotti o più semplicemente il nuovo negozio, potrà svolgere tranquillamente la promozione prima dell’inizio dei saldi, o addirittura nel periodo dei saldi, nel quale potrà sottoporre “a saldo” quei PC che, in seguito alle modifiche e innovazioni tecnologiche, che in materia informatica si verificano con rapidità impressionante, sono divenuti poco appetibili al consumatore. Ovviamente i vecchi PC, ormai superati dall’innovazione tecnologica, potranno essere sottoposti a saldi, a differenza dei PC di ultima generazione che con i saldi di fine stagione non hanno nulla a che fare. In materia di somministrazione di prodotti di gastronomia e di panificazione, rispettivamente negli esercizi di vicinato e nelle attività di produzione di pane, previa osservanza delle prescrizioni igienico-sanitarie, la legge di conversione n.248/06, ha introdotto norme che consentono ai clienti delle predette attività di consumare gli alimenti suindicati, utilizzando i locali e gli arredi dell’azienda, con esclusione del servizio al tavolo, senza la necessità del rilascio di ulteriore titolo abilitativo.La circolare n.3603/C del 28.09.2006 chiarisce che gli arredi richiamati dalle disposizioni sopra menzionate non possono coinciderecon le attrezzature tradizionalmente utilizzate negli esercizi di somministrazione(e cioè tavoli e sedie o le ordinarie stoviglie e posate ) ma con semplici piani di appoggio di dimensioni congrue nonché con stoviglie e posate a perdere. La legge n.287/91 all’art.1 stabilisce che“per somministrazione si intende la vendita per il consumo sul posto che si esplicita in tutti i casi in cui gli acquirenti consumano i prodotti nei locali dell’esercizio o in una superficie aperta al pubblico, all’uopo attrezzati” e le varie leggi regionali emanate in seguito alla legge costituzionale n.3/2001, pur con parole diverse esprimono lo stesso concetto. La dottrina e le pronunce giurisprudenziali nettamente prevalenti, maturate in questi anni, hanno ritenuto che qualsiasi attrezzatura(tavoli e sedie, piani di appoggio con sgabelli,panche, panchine e quant’altro) che consente ai clienti il consumo di alimenti e bevande nei locali dell’esercizio, sia esso un’attività artigianale di pizzeria, rosticceria, gelateria o un negozio di generi alimentari, a prescindere dal servizio al tavolo, presuppone il rilascio del titolo legittimante l’attività di somministrazione. Il decreto Bersani-Visco stabilisce invece che non è vietato, né è necessaria l’autorizzazione se all’interno di un esercizio di vicinato o in un’attività di panificazione, la somministrazione avviene utilizzando piani di appoggio, stoviglie e posate a perdere e se non viene effettuato il servizio al tavolo, stravolgendo principi normativi consolidati da anni. Perché poi tale opportunità non dovrebbe essere garantita anche ai gestori di pizzerie o gelaterie artigianali? Per quanto riguarda il diverso trattamento tra esercizi di vicinato e medie/grandi strutture di vendita, questo potrebbe essere giustificato dall’esigenza di dare una mano ai piccoli esercizi di prossimità che in questi anni si sono estinti in gran numero, con il proliferare delle attività della media e grande distribuzione.E’ facile immaginare che le varie organizzazioni di categoria per tutelare gli interessi dei propri associati sosterranno la illegittimità costituzionale di disposizioni normative che attengono la tutela della concorrenza, la cui competenza esclusiva è riservata allo Stato, ma anche la disciplina del commercio che in seguito alla riforma del titolo V della Costituzione è divenuta di competenza esclusiva delle regioni. Ai posteri l’ardua sentenza.

In Primo Piano

Trasporto pubblico locale - Regolamentazione provvisoria delle prestazioni indispensabili e delle altre misure, di cui all'articolo 2, comma 2, legge n. 146/1990, come modificata dalla legge n. 83/2000 nel settore del trasporto pubblico locale per il personale dipendente dalla azienda AIM S.p.A. di Vicenza (Pos. 17951). (Deliberazione n. 05/161)
DELIB Comm. garanzia sciopero nei servizi pubblici essenziali 30/3/2005 (G.U. 19/10/2006, n. 244)
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Art. 1. Personale viaggiante
Le fasce orarie durante le quali deve essere garantito il servizio completo in caso di sciopero sono le seguenti:
giorni feriali servizio invernale:
1ª fascia: dalle ore 5:30 alle ore 8:30;
2ª fascia: dalle ore 12 alle ore 15;
giorni feriali servizio estivo:
1ª fascia: dalle ore 5:30 alle ore 8:30;
2ª fascia: dalle ore 17 alle ore 20;

Art. 2. Servizi ausiliari
a) Biglietteria esterna.
E' assicurata nelle due fasce orarie di garanzia la presenza del personale aziendale con presidio completo della Garitta FS;
b) Portineria.
E' assicurata l'apertura completa e continuativa senza limitazione delle due fasce;
c) Presidio movimento.
E' assicurata la presenza continuativa degli addetti all'esercizio secondo i turni di servizio senza limitazione delle due fasce (turni di presidio attualmente 1, 3 e 5);
d) Officine e depositi.
E' assicurata la presenza continuativa per le attivita' di pronto intervento e rimessaggio secondo i turni di servizio senza limitazione delle due fasce per: 1 responsabile e 2 operai (di cui 1 meccanico ed 1 elettrauto);
e) Sportello abbonamenti/Rivendite.
E' assicurata la presenza continuativa degli addetti per almeno 3 ore continuative (9:00-12:00).
Dispone
la notifica della presente delibera all'Azienda municipalizzata di Vicenza, alle segreterie territoriali di FILT-CGIL, FIT-CISL e UILT-UIL di Vicenza che hanno sottoscritto l'accordo aziendale del 23 ottobre 1991, valutato idoneo in data 13 febbraio 1992 e alle altre organizzazioni sindacali presenti in Azienda;
Dispone
altresi' la trasmissione della presente regolamentazione ai Presidenti delle Camere, al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e alle organizzazioni dei consumatori e degli utenti riconosciute ai fini dell'elenco di cui alla legge 30 luglio 1998, n. 281;
Dispone infine
a norma dell'art. 13, comma 1, lettera l) della legge n. 146/1990, l'inserimento della presente delibera sul sito Internet della Commissione.

Giurisprudenza

Concorso - prove scritte - regola dell'anonimato - ex art. 14, d.p.r. 9 maggio 1994 n. 487 - violazione - segno grafico del candidato - criteri da applicare
TAR Lazio Roma 21/9/2006 n.9109 sez.I Pres. De Lise, P. e. Savo Amodio, A.
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FATTO e DIRITTO
Il dott. Cinti espone di avere partecipato al concorso in epigrafe indicato, superando la fase di preselezione, prendendo conseguentemente parte alle prove scritte, consistenti nella redazione di cinque differenti elaborati, nei giorni 16-20 gennaio 2006.
In data 10 febbraio 2006 la commissione di concorso procedeva alla correzione dei compiti presentati dal dott. Cinti, attribuendo p. 70 al tema di politica economica, p. 60 a quello di diritto internazionale pubblico, p. 75 all’elaborato di storia delle relazioni internazionali, p. 85 a quello in lingua francese e p. 75 al tema in lingua inglese.
La votazione riportata era da tale consentire l’ammissione del candidato alla prova orale; inopinatamente, peraltro, la commissione decideva di escluderlo dal concorso, affermando che “l’apposizione di un asterisco all’inizio e, in alcuni casi, alla fine” di tutti gli elaborati costituisse un contrassegno delle prove stesse, in violazione della regola dell’anonimato sancita dall’art. 14 del d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487.
Avverso tale decisione il dott. Cinti ha proposto ricorso deducendo i seguenti motivi di doglianza:
Violazione e falsa applicazione dell’art. 14 del d.P.R. 9 maggio 1994 n. 487. Eccesso di potere, difettando l’oggettiva riconoscibilità del contrassegno inserito negli elaborati.
Nella specie, il ricorrente, per ragioni di celerità, non avrebbe trascritto il titolo dei temi, rinviando a quello riportato in ciascuna “brutta copia” attraverso l’apposizione di un asterisco all’inizio dell’elaborato. Analogo segno grafico sarebbe stato utilizzato per indicare la conclusione di alcuni temi, differenziandoli così dalle corrispondenti “brutte copie”.
Asterischi comparirebbero anche in queste ultime, per contrassegnare la griglia sintetica di sviluppo delle tracce assegnate.
Da quanto esposto emergerebbe che l’apposizione degli asterischi avrebbe avuto una funzione sempre rilevante e giustificabile.
Si tratterebbe inoltre di segni grafici spesso utilizzati dai candidati nei pubblici concorsi, soprattutto per contrassegnare le griglie sintetiche degli argomenti da trattare, sicché la frequenza d’uso degli stessi farebbe venire meno la natura di elemento distintivo che la commissione ha ritenuto di potere individuare nel caso di specie.
Non sarebbe stata effettuata alcuna valutazione, pure necessaria, dell’elemento soggettivo, vale a dire dell’effettiva intenzione del candidato di far riconoscere i propri elaborati.
Se si fosse soffermata su questo punto, la commissione di concorso non avrebbe potuto fare a meno di notare l’uso reiterato degli asterischi, che deporrebbe per la neutralità degli stessi, atteso che, se il ricorrente avesse voluto servirsene come segno di riconoscimento, ne avrebbe apposto uno solo.
Da ultimo, emergerebbero perplessità dal modus operandi dell’organo della p.a., che prima ha valutato i compiti, attribuendo a ciascun di essi il voto, e poi ha proceduto all’esclusione del candidato. In tal modo sarebbe stato indebitamente invertito l’ordine logico delle operazioni commesse all’organo straordinario della p.a.
Si è costituito in giudizio il Ministero degli affari esteri.
Il Tribunale, con ordinanza 19 aprile 2006 n. 2368, ha accolto l’istanza cautelare, ammettendo, con riserva, il dott. Cinti a sostenere la prova orale del concorso, che, in sede di ottemperanza, è stata dal medesimo superata (cfr. certificazione del 9 maggio 2006 depositata il successivo giorno 11 maggio).
Il Ministero resistente ha depositato la relazione dell’amministrazione sulla vicenda in esame, nella quale si sostiene l’infondatezza dell’impugnativa avversaria.
Il ricorrente ha prodotto memoria conclusionale, in cui ribadisce le argomentazioni già esposte con l’atto introduttivo del giudizio.
Il ricorso è fondato.
La controversia in esame, pur attenendo alla corretta interpretazione di una norma giuridica – l’art. 14 del citato d.P.R. n. 487/94 -, si risolve, a ben vedere, in una questione di fatto e, in particolare, in una valutazione “di misura”.
Le parti in giudizio sono concordi nell’affermare che la suddetta disposizione intende evitare che gli elaborati dei candidati in pubblici concorsi presentino segni di riconoscimento, rivolti, evidentemente, ai componenti della commissione esaminatrice, che, avendo contezza della paternità degli elaborati stessi, potrebbero favorirne gli autori, con un’evidente ricaduta negativa sul principio dell’imparzialità dell’azione amministrativa e con la violazione della par condicio fra i candidati stessi.
Interessante ai fini del decidere è, invece, la giurisprudenza, rispettivamente citata dalle parti, che, in qualche modo, risulta complementare e consente al Collegio di fissare i parametri utili a decidere se, effettivamente, gli asterischi utilizzati dal dott. Cinti potessero essere legittimamente considerati come un contrassegno di identificazione.
Va preliminarmente rilevato come il giudice amministrativo sia particolarmente cauto nella materia, atteso che ogni segno grafico apposto (anche solo) su un elaborato di quelli prodotti dal candidato potrebbe essere astrattamente considerato idoneo ad identificarne l’autore, non potendosi mai escludere a priori che un commissario sia in condizione di riconoscere una particolare modalità di stesura.
Ciò comporta che l’alternativa all’annullamento sistematico (ed abnorme) di tutti i compiti che presentino segni grafici in qualche maniera non giustificabili è quella di selezionare un criterio obiettivo (pur sempre discrezionale ed opinabile) che restringa il campo di azione.
La giurisprudenza citata dal ricorrente (Cons. Stato, V Sez., 1 ottobre 2002 n. 5132) lo individua nella sussistenza di elementi atti a provare in modo inequivoco l’intenzionalità del concorrente di rendere riconoscibile l’elaborato.
Il criterio esposto si affianca e si completa con quello indicato dalla giurisprudenza citata da parte resistente (Cons. Stato, V Sez., 29 settembre 1999 n. 1208), nella quale si pone l’accento sull’<<astratta idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione>> e sul <<carattere oggettivamente ed incontestabilmente anomalo rispetto alle ordinarie modalità di estrinsecazione del pensiero e di elaborazione dello stesso in forma scritta>>.
In conclusione, l’indagine sugli elaborati del dott. Cinti va effettuata tenendo conto dei suddetti criteri, che si combinano fra di loro:
- l’astratta idoneità del segno;
- il carattere anomalo dello stesso nel contesto in cui compare;
- l’intenzionalità, sia pur valutata astrattamente, dell’apposizione dell’elemento distintivo.
Nella specie, il ricorrente ha proceduto ad apporre negli elaborati una pluralità di asterischi. In particolare:
a) all’inizio di ciascun tema consegnato;
b) al termine degli stessi (in tre elaborati su cinque, secondo le copie di quelli prodotti in giudizio);
c) nel “corpus” degli elaborati stessi.
La commissione non ha preso in considerazione la fattispecie di cui alla lett. c), facendo leva nella stringata motivazione adottata solo sulle altre due, ritenendole segni grafici potenzialmente idonei a consentire l’identificazione del candidato.
Tale tesi è ulteriormente sviluppata nella memoria difensiva di parte resistente, nella quale si sostiene l’infondatezza della tesi difensiva avversaria in merito agli asterischi in luogo della trascrizione nella “bella” della traccia: assume l’amministrazione che il dott. Cinti avrebbe dovuto apporre un corrispondente asterisco sulla minuta in relazione alla traccia, sì da sussumerla nel testo sottoposto all’esame della commissione.
Analogamente, nessuna funzione ragionevole avrebbero gli asterischi apposti (in soli alcuni elaborati) in calce agli stessi, in quanto il candidato aveva proceduto a sbarrare le minute, sicché non vi era alcun pericolo di confusione con le corrispondenti “belle copie”, tanto più che queste ultime erano state redatte in stampatello maiuscolo.
Le argomentazioni testé riportate non appaiono del tutto convincenti, alla stregua del complessivo comportamento del candidato, alla luce del quale devono comunque effettuarsi le valutazioni in punto di effettiva intenzione sottesa all’apposizione del suddetto segno grafico.
Viene in evidenza, in primo luogo, la circostanza che il dott. Cinti ha fatto un largo uso degli asterischi nella scritturazione degli elaborati, alcuni dei quali, come si è detto, sono stati ritenuti del tutto irrilevanti dalla commissione al fine de quo.
Tale utilizzo, del resto, come egli stesso rileva, è cosa abbastanza ricorrente in sede di redazione di documenti scritti e, in special modo, di elaborati di esame: l’apposizione di asterischi non serve solo, come riconosce la stessa amministrazione, a richiamare frasi collocate in calce all’elaborato stesso o in altro documento (con la tecnica dell’apposizione di un asterisco corrispondente), ma anche a distinguere, ad esempio, i paragrafi ovvero le parti di cui si compone un determinato scritto, in modo da facilitarne la lettura.
Nella specie, la particolarità è data dal fatto che gli asterischi sono stati apposti in apertura di tutt’e cinque gli elaborati. Tale collocazione non appare deporre, in modo univoco, nel senso indicato dall’amministrazione.
Intanto, non può seguirsi quest’ultima quando afferma che non vi fosse alcuna necessità di trascrivere la traccia, essendo unica per tutti i candidati.
Chiunque abbia esperienza di concorsi pubblici sa bene che, per il candidato, riportare la traccia sulla “bella” può significare, almeno a livello psicologico, una manifestazione significativa di simmetria e precisione nello svolgimento dell’elaborato. Risulta, quindi, convincente la spiegazione che il dott. Cinti ha dato del suo comportamento, atteso che l’asterisco iniziale surrogava in qualche modo la traccia per ragioni di economicità di tempo (circostanza quest’ultima non contestata ex adverso).
A deporre in tal senso vi è anche l’ulteriore considerazione di parte ricorrente circa l’inutilità dell’apposizione del suddetto segno grafico su ciascun elaborato, essendo sufficiente che esso comparisse anche solo su uno di essi, essendo contenuti tutti in un unico plico e, soprattutto, fosse collocato in una posizione più defilata all’interno dell’elaborato, tenuto conto che il segno di riconoscimento, per essere efficace, presuppone l’intesa con almeno uno dei componenti della commissione di concorso, per il quale è agevole, sulla base delle indicazioni provenienti dal candidato stesso, identificare gli elaborati di quest’ultimo.
La non significatività del suddetto segno distintivo appare confermata dalla circostanza che solo su alcuni degli elaborati consegnati il dott. Cinti aveva apposto un asterisco finale, comportamento che, evidentemente, non trova spiegazione diversa dalla già evidenziata casualità del gesto, potendo, sennò, essere addirittura fuorviante per il destinatario del contrassegno.
Le considerazioni effettuate portano a concludere per la mancanza nella specie della prova dell’intenzionalità del comportamento del candidato.
Il ricorso va pertanto accolto, con il conseguente annullamento del provvedimento impugnato. La conclusione raggiunta, pienamente satisfattiva, comporta l’assorbimento dell’ulteriore censura prospettata nel gravame, concernente l’inversione procedimentale operata dalla commissione e reputata illegittima dal dott. Cinti.
Sussistono giusti motivi per disporre l’integrale compensazione delle spese di giudizio fra le parti.
P.Q.M.
il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sezione Prima, accoglie il ricorso in epigrafe indicato e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.
Compensa integralmente le spese di giudizio fra le parti.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

 

 

 

Motivazione degli atti amministrativi
TAR Veneto 13/9/2006 n.2920 sez.III Pres. De Zotti, A. e. De Zotti, A.
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FATTO
Il ricorrente, titolare e gestore di una piccola stazione di servizio di erogazione carburanti per natanti, con domanda del 23.3.1995 presentava al Comune di Peschiera del Garda un progetto per l’istallazione di un cartello pubblicitario relativo all’insegna OMW Italia Srl, in sostituzione di quello, precedentemente esistente, con il marchio AGIP.
Il Sindaco del Comune di Peschiera negava l’autorizzazione, con la motivazione che l’intervento richiesto dal ricorrente è “lesivo del valore estetico-culturale tutelato dal vincolo paesaggistico posto sulla zona”.
Avverso tale diniego il ricorrente deduce il vizio di eccesso di potere per carenza di motivazione (con correlata violazione dell’art. 3 della l. 241/90) sostenendo che il provvedimento impugnato è privo di motivazione in quanto non indica in cosa consista o per quale ragione si ritenga compromesso il valore estetico culturale tutelato dal vincolo paesaggistico della zona. Deduce inoltre il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento (con conseguente violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione) assumendo che l’amministrazione ha autorizzato, pressocchè coevamente, altra analoga insegna, collocata di fronte al distributore del ricorrente, senza rilevare, in quell caso, alcun contrasto con l’interesse ambientale e paesaggistico, rendendo evidente il vizio di contraddizione e disparità di trattamento.
Il Comune intimato, ritualmente notificato, non si è costituito in giudizio.
All’udienza del 6 luglio 2006 la causa è stata ritenuta per la decisione.
DIRITTO
Il ricorso è fondato.
Invero, come precisato nell’esposizione di fatto, il rigetto della domanda è motivato con l’affermazione del tutto generica che il progettato intervento (l’apposizione di una insegna commerciale sostitutivo di altra simile preesistente) non può essere autorizzato “perché lesivo del valore estetico-culturale tutelato dal vincolo paesaggistico posto sulla zona”.
Orbene, tale motivazione è certamente apodittica ed insufficiente a giustificare il diniego di autorizzazione all'installazione di una insegna commerciale (peraltro, come chiarito, sostitutiva di altra analoga collocata nello stesso luogo) atteso che per un verso non vengono indicati nel provvedimento nè gli elementi specifici, (come ad esempio forma, dimensione, altezza o ubicazione) per i quali l’insegna è ritenuta incompatibile con il valore estetico-culturale del sito tutelato, nè in cosa consista l’asserita lesione del bene soggetto a vincolo paesaggistico.
E ciò non tanto perchè in astratto un cartello pubblicitario non possa risultare lesivo del paesaggio, inteso come zona che non ammette contaminazione alcuna della visione naturale dei luoghi, quanto perchè, come evidenziato dal ricorrente, nella specie, l’insegna oggetto di diniego è sostitutiva di altra analoga collocata nello stesso punto e, soprattutto perchè, come evidenziano le foto all’uopo dimesse, il contesto nel quale l’insegna si colloca appare privo di una specifica connotazione estetica o ambientale percepibile, ictu oculi, come tale (si tratta invero di zona caratterizzata dalla
presenza di una serie di costruzioni anonime adibite a magazzini, depositi e da impianti commerciali con relative insegne) dove è del tutto evidente che l’apposizione di cartelli pubblicitari rientranti nella normale tipologia è stata sin qui consentita e che pertanto, ad esclusione di casi aberranti (ossia di progetti che presentano elementi di anomalia funzionale nel contesto dell’area stessa) le normali insegne commerciali non possono essere considerate, e comunque non erraticamente e senza motivazione specifica, elementi di alterazione o compromissione dello stato dei luoghi vincolati.
Principio questo, che, a giudizio del Collegio, trova piena applicazione alla fattispecie, avendo il ricorrente, come già chiarito, presentato un progetto di insegna che non contiene, sotto alcun profilo, comunque non rilevato nel provvedimento, elementi di evidente, o almeno intuibile, aberrazione, tale da giustificare nella fattispecie un trattamento diverso da quello riservato, nel medesimo contesto, ad altri beneficiari di analoga autorizzazione.
Per tali ragioni il ricorso, assorbito quant’altro, va accolto.
Le spese di causa seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura di cui al dispositivo.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, terza sezione, accoglie il ricorso e per l’effetto annulla l’atto impugnato.
Condanna l’amministrazione intimata al pagamento, in favore della parte ricorrente, delle spese e delle competenze di causa, che liquida in € 1500 (millecinquecento euro) oltre ad iva e c.p.a.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Quesiti

Revisione macchine agricole e macchine operatrici: quali scadenze?
Polnews 20/10/2006
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DOMANDA
Desidererei sapere se la macchine agricole e le macchine operatrici hanno l'obbligo della revisione. Se sì, esiste un calendario oppure è come per gli altri veicoli?

RISPOSTA
Ad oggi non sono mai state stabilite le scadenze delle revisioni per le macchine agricole e per le macchine operatrici.
All'effetto pratico questi veicoli - ad oggi - non sono tenuti alla revisione periodica.

Somministrazione - produttore agricolo - compatibilitÓ
www.ufficiocommercio.it
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Domanda
Piemonte - Questo Ente ha indetto asta pubblica per l'affidamento del servizio scuolabus per i prossimi 3 anni scolastici. Il Comune non dispone di mezzi propri. L'unica concorrente partecipante, tra i documenti richiesti per l'affidamento, presenta relativamente ai 2 automezzi la seguente documentazione: 1) automezzo n.1:carta di circolazione non ancora volturata con allegato certificato di proprietà senza però il cambio d'uso(non risulta essere adibita al trasporto esclusivo degli alunni di questo Comune) e con la revisione scaduta; 2)automezzo n.2: carta di circolazione senza cambio d'uso. La società dichiara relativamente all'automezzo 1) di avere sostenuto con esito favorevole il collaudo e che verrà rilasciato il foglio di via. Entrambi gli automezzi sono scuolabus immatricolati in uso di terzi - noleggio con conducente. E' legittimo l'affidamento del servizio non appena la ditta abbia fornito il foglio di via per l'automezzo n. 1) e senza il cambio d'uso relativamente ai 2 automezzi? E ancora il foglio di via consentendo la circolazione del mezzo, afferma che la revisione è regolare? Occorre che il comune rilasci apposita licenza per il servizio di noleggio con conducente per ciascun automezzo, anche se trattasi di scuolabus e sia limitato al trasporto degli alunni sul territorio comunale?

Risposta
Premesso che il quesito è attinente alla materia del codice della strada e non alla disciplina commerciale si evidenzia quanto segue:
Il 1° articolo del decreto 31 gennaio 1997 del Ministero dei trasporti dispone che il trasporto degli alunni della scuola dell’obbligo (cioè, come definita dall’articolo 109 del decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, Testo unico in materia di istruzione, la scuola elementare e la scuola media), possa essere effettuato anche con autobus e minibus o scuolabus e miniscuolabus rispondenti al decreto ministeriale 18 aprile 1977 e successive modificazioni ed integrazioni, immatricolati in uso di terzi per il servizio di linea o per il servizio di noleggio con conducente a titolo di proprietà, usufrutto, patto di riservato dominio, locazione con facoltà di compera (leasing), da parte di imprese di trasporto in possesso dei requisiti previsti dal decreto ministeriale 20 dicembre 1991, n. 448, sull’accesso alla professione di trasportatore di viaggiatori su strada. Il 2° articolo dello stesso decreto ministeriale, al 1° comma, stabilisce che gli autobus ed i minibus, gli scuolabus ed i miniscuolabus di cui all’articolo 1 possano essere utilizzati, oltre che dagli alunni della scuola dell’obbligo, anche dai bambini frequentanti la scuola materna, a condizione che in tal caso sia presente nel veicolo almeno un accompagnatore. Per quest’ultimo, il 2° comma dispone che gli scuolabus o i miniscuolabus debbano essere muniti di un posto idoneo (in considerazione del fatto che gli autobus ed i minibus sono comunque muniti di posti per passeggeri adulti). Lo stesso Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha ribadito con la circolare dell'11 marzo 1997, Prot. n. 1028 CA/58/B Prot 736 i concetti espressi nel decreto ministeriale 31 gennaio 1997 e in tal senso ha disposto. Dall'elencazione sopra descritta emerge la possibilità di estendere le disposizioni inerenti al trasporto scolastico ad ogni categoria di veicoli suscettibili, in base alle loro caratteristiche tecniche, di essere utilizzati per detto trasporto da parte di operatori sia pubblici che privati. Quindi, nel caso 1, a prescindere dalla revisione scaduta che ovviamente dovrà essere regolarizzata, si ritiene che trattandosi di autobus possa essere utilizzato in locazione con conducente; non si capisce invece cosa significhi il riferimento al foglio di via, dato che il documento previsto dall'articolo 99 del cds riguarda i veicoli per i quali il documento di circolazione non può essere rilasciato all'atto dell'immatricolazione, per cui l'affermazione della società appare alquanto dubbia e per questo da verificare, anche perchè non si comprende quale collaudo debbano effettuare tali veicoli (se non la revisione per quello che non ha provveduto nei termini) dato che si riferisce che i veicoli sono scuolabus NCC. Quindi, se si tratta di scuolabus (o anche autobus) immatricolati per uso di terzi-NCC si ritiene possibile l'affidamento del servizio ed è altresì ovvio che oltre alla carta di circolazione i veicoli siano autorizzati allo svolgimento del servizio NCC secondo la vigente normativa.

Rassegna Stampa

Rassegna stampa 20/10/2006
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