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Guida in stato di alterazione

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Mentre era alla guida della sua macchina, un automobilista, imputato nel caso di specie, era stato fermato per un controllo e, trovato in possesso di 11 involucri di cocaina, era stato constatato il suo stato di evidente alterazione. Dopo la sua sottoposizione volontaria agli accertamenti, veniva rilevata nelle urine la presenza di cocaina. La Corte d’appello di Milano condannava l’imputato per il reato ex art. 187, commi 1 e 1 quater, C.d.S.. 
L’uomo ricorreva in Cassazione, rilevando che, nonostante non ci fossero dubbi sull’accertata presenza di sostanze stupefacenti, non era stata provata la guida in condizioni psicofisiche alterate. Sosteneva che non sarebbe sufficiente la mera condotta di guida avvenuta dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti per integrare il reato, essendo necessario invece che la guida sia avvenuta in stato di alterazione.

La Corte di Cassazione sottolinea che il reato ex art. 187 c.d.s. è integrato dalla condotta di guida in stato di alterazione psicofisica determinato dall’assunzione di sostanze e non dalla mera condotta di guida tenuta dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti. Perciò, si deve provare non solo la precedente assunzione di sostanze, ma anche che l’agente abbia guidato in uno stato di alterazione dovuto agli stupefacenti.

Ed infine, in linea con quanto stabilito dai giudici di merito, la Suprema Corte rigetta il ricorso rilevando che non era richiesto che lo stato di alterazione si palesasse con atti di guida peculiari, ritenendo sufficienti, come indici della conduzione del veicolo fuori dalle condizioni normali, il nervosismo e lo stato di agitazione manifestati dall’imputato agli agenti durante il controllo. Tale quadro sintomatico era poi conforme all’esito positivo degli accertamenti sulle urine, eseguite 6 ore dopo, che avevano dimostrato la presenza di una percentuale rilevante di cocaina.

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