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Guida sotto l’effetto di stupefacenti: in presenza di sintomi evidenti, l’esame dell’urine è sufficiente per provare il reato

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Trovare tracce di cocaina nelle urine di un soggetto fermato per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti è sufficiente per l’accertamento del reato? 

Sì, secondo la Cassazione, che ricorda che è sufficiente l’analisi delle urine e che lo stato di alterazione del conducente può essere dimostrato attraverso accertamenti biologici associati a dati sintomatici rilevati al momento del controllo. Ad esempio? Le pupille dilatate, un atteggiamento distaccato dalla realtà o una evidente difficoltà nel parlare.

I giudici proseguono poi affermando che non è necessario espletare un’analisi su campioni di diversi liquidi fisiologici, eseguendo ad esempio l’esame del sangue o della saliva. In questo senso viene quindi citata la circolare del Ministero dell’Interno del 16 marzo 2012, che disciplina la procedura di accertamento del reato di guida in stato di alterazione psico-fisica da uso di sostanze stupefacenti. Dal documento citato si evince che la prova dell’assunzione di sostanze stupefacenti è ricavabile dall’analisi di una matrice biologica in grado di evidenziare effetti attuali -e non pregressi- sul soggetto. Non ha importanza poi che si tratti del sangue, della saliva o, appunto, delle urine. 

In presenza di sintomi evidenti l’esame delle urine è sufficiente

Nel caso in questione gli agenti avevano constatato, al momento del controllo, un atteggiamento estraniato dalla realtà, un linguaggio sconnesso e pupille dilatate. D’altronde il ricorrente si è limitato a contestare genericamente la validità scientifica della metodologia utilizzata, senza fornire spiegazioni a proposito della presenza della sostanza in circolo, ad esempio sostenendo di aver assunto cocaina nei giorni precedenti al controllo o dando altre motivazioni.

La Corte procede quindi al rigetto del ricorso.

Consulta la Sentenza 30237 del 16.6.2017, Corte di Cassazione

 

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