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Le uniformi dei volontari devono essere distinguibili da quelle delle forze dell’ordine

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Il Consiglio di Stato, con sentenza 3832/2016, ha ribaltato la sentenza del TAR Lazio n. 15951/14 e ha ritenuto legittimo il decreto con il quale il Questore della Provincia di Roma respingeva la richiesta di una Associazione, che svoge attività di supporto alle organizzazioni pubbliche operanti nel settore della pubblica sicurezza, volta a ottenere l’autorizzazione all’uso di uniforme, fregi, distintivi e mostrine in dotazione agli associati operatori volontari.
I giudici del Consiglio di Stato hanno evidenziato che “l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza dispone di ampia discrezionalità riguardo l’approvazione delle divise e degli stemmi delle associazioni di volontariato che, come l’appellata, svolgono attività di supporti a quella delle organizzazioni pubbliche, operanti in tale settore, al fine di evitare pericolose confusioni fra le organizzazioni private e quelle pubbliche”, ma hanno pure ravvisato che, benchè “l’Associazione appellata sia stata autorizzata a inserire la parola “Polizia” nella propria denominazione, la stessa sia foriera di palesi equivoci, per cui il suo utilizzo comporta la necessità di rendere le divise e gli stemmi dei volontari immediatamente distinguibili da quelli degli operatori delle forze dell’ordine”.
Pertanto, proprio in conseguenza del fatto che l’inserimento della parola Polizia può portare ad equivoci, viene ribadito come “l’utilizzo, autorizzato, del termine “Polizia” nella denominazione dell’Associazione imponga particolare cautela per evitare ulteriori confusioni fra questa e le forze dell’ordine”: proprio per evitare pericolose confusioni fra le organizzazioni private e quelle pubbliche, anche a livello di ordine pubblico, il Consiglio di Stato ha accolto come legittimo il ricorso del Questore di Roma e ha respinto conseguentemente  il ricorso di primo grado dell’Associazione.
Consulta la sentenza del Consiglio di Stato 08.09.2016 n.3832 

 

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