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Quando è possibile sopprimere il corpo di Polizia Municipale e da chi dipende il Comandante dopo la soppressione?

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La sentenza riguarda il caso di un comune che ha optato per ridurre il settore di PM in servizio. L’operazione è dovuta qualora il numero di agenti scenda al di sotto delle sette unità minime previste dalle legge 7 marzo 1986 n. 65, all’articolo 7.

Per porla a compimento sono state utilizzate due delibere:

  1. con la prima si è stabilita la riduzione del corpo in servizio;
  2. con la seconda si è fatto confluire il servizio all’interno dell’area urbanistica.

Quest’ultima era già provvista di un Dirigente di settore che ha imposto, e veniamo a uno dei motivi di ricorso, al Comandante di PM di informarlo di ogni iniziativa presa e di apporre la propria controfirma autorizzatoria su ogni provvedimento. 

Per i giudici del TAR Campania tale operazione è però illegittima. Non è possibile subordinare il Comandate di PM a un dirigente comunale.

Secondo la normativa il Comandante risponde solo e soltanto al Sindaco:

“il Comandante del Corpo di Polizia Municipale è responsabile verso il Sindaco dell’addestramento, della disciplina e dell’impiego tecnico-operativo degli appartenenti al Corpo”.

Ciò è disposto al fine di preservare l’indipendenza e l’autonomia di una carica così delicata, che verrebbe altrimenti svuotata delle sue prerogative e sostituita da altre al vertice della PM.

Consulta la Sentenza del TAR Campania n. 265 del 13.2.2017

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