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Rimozione e sequestro di veicoli in assenza di impegno di spesa e di contratto. Indicazioni operative agli agenti di P.L. per evitare responsabilità

E’ indubbio il principio di diritto stabilito da sempre dal giudice di legittimità per il quale, nei rapporti negoziali con la Pubblica Amministrazione, vi deve essere un contratto scritto pena la nullità del rapporto negoziale con il fornitore, essendo tale contratto richiesto dalla normativa “ad subtantiam”.
Altrettanto consolidato è il principio che richiede, anche in presenza di un contratto scritto, il preventivo impegno di spesa, con relativa capienza della spesa in bilancio, in mancanza della quale il rapporto contrattuale deve intendersi intercorso con il funzionario o l’amministratore tale che il fornitore si assume  volontariamente il rischio conseguente alla definitiva individuazione della parte contraente e patrimonialmente responsabile, e il funzionario o amministratore che, nell’attribuirlo o nel consentirlo, accetta, per converso, la propria responsabilità personale diretta verso il terzo contraente per gli impegni assunti al di fuori o in violazione del procedimento contabile previsto dalla legge.
Sempre il giudice di legittimità ha precisato come il riconoscimento di un debito fuori bilancio, ex art. 194, comma 1, lett. e), del Tuel, costituisce un procedimento discrezionale, accertati e dimostrati l’utilità e l’arricchimento che ne derivano, per l’ente stesso, nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza. Gli impegni di spesa per l’acquisizione di beni e servizi in precedenza assunti tramite specifica obbligazione, ancorché sprovvista di copertura contabile, possono essere riconosciuti dal Consiglio Comunale, ma non introduce una sanatoria per i contratti nulli o, comunque, invalidi come quelli conclusi senza il rispetto della forma scritta “ad substantiam“, né apporta una deroga al regime di inammissibilità dell’azione di indebito arricchimento di cui all’art. 23 del d.l. 2 marzo 1989, n. 66 che consente all’ente locale di far salvi nel proprio interesse gli effetti in ogni caso prodotti (Cass. sentenza n.3844/2017).
Da ultimo, in merito all’arricchimento ingiustificato è stato rilevato che il soggetto che agisce ai sensi dell’art.2041 cod. civ. nei confronti della Pubblica Amministrazione ha l’onere di fornire soltanto la prova del fatto oggettivo dell’arricchimento, e non anche quella del riconoscimento dell’utilità da parte dell’ente pubblico, non costituendo quest’ultimo un requisito dell’azione, con la conseguenza che l’ente pubblico non può opporre il mancato riconoscimento dell’utilità, ma solo eccepire e provare che l’arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, e che si trattò quindi di arricchimento imposto (Cass., Sez. Un., 26 maggio 2015, n. 10798; principio ripreso ormai in modo costante dalle Sezioni semplici della Cassazione).
Effettuate le citate precisazioni, assume particolare interesse la recente sentenza n. 21660/2019 della Corte di Cassazione che è entrata nel merito della distinzione tra rimozione e custodia dei veicoli incidentati e sequestro dei veicoli, stabilendo come le responsabilità da parte dell’agente della Polizia Locale ordinante sono da considerarsi sostanzialmente diverse, come diverso deve essere il suo comportamento ai fini del corretto intervento di propria competenza.

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