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Sfogo verbale contro l’agente: niente condanna per l’automobilista

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Il fatto. Scontro tra condomini per un parcheggio, uno dei due litiganti è però un agente di polizia che procede a sanzionare l’automobilista con «tre contravvenzioni: una per intralcio alla circolazione; una per non avere indossato la cintura di sicurezza; una per avere proferito una bestemmia».

La notifica dei verbali scatena la reazione dell’automobilista, che si rivolge con rabbia all’agente: «Guardati attorno e pensa a quello che hai fatto…». Quelle parole gli costano una condanna per «minaccia», con relativa pena fissata, sia dal Giudice di Pace che dai Giudici del Tribunale, in «400 euro di multa».

Secondo i giudici della Cassazione invece quelle parole, se contestualizzate, non possono essere valutate come una seria minaccia, e che il raptus verbale era frutto di una legittima, anche se poco ortodossa, critica; in particolare, i magistrati ritengono che l’automobilista abbia voluto invitare l’agente «ad operare nella propria funzione in modo meno personalistico e più oggettivo».
E’ stato appurato che l’uomo «ha occupato un posto auto riservato ai residenti del condominio in cui vivono sia costui che l’agente di polizia», e quest’ultimo «gli ha elevato una contravvenzione per il parcheggio irregolare, pur non essendo l’automobilista parcheggiato in un luogo ad uso pubblico». Non è un caso, viene aggiunto, che «le contravvenzioni sono state annullate dal Giudice di pace».

Consulta la sentenza n. 18805/2018, Cassazione penale

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