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Al pubblico impiego 1,8 miliardi in tre anni Indennità dei sindaci verso il raddoppio

l Sole 24 Ore – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

Per i dipendenti pubblici la manovra stanzia per l’anno prossimo 870 milioni, 1,8 miliardi nel triennio, divisi fra le voci che hanno dominato l’agenda di queste settimane. «Onoriamo gli impegni assunti nel Patto per l’innovazione del lavoro pubblico firmato il 10 marzo», esulta il ministro per la Pa Renato Brunetta.

I primi 200 milioni, struttuali, servono a superare davvero il blocco del salario accessorio che fin qui ha congelato i fondi per i premi individuali ai livelli 2016. Da lì le Pa centrali pescheranno anche per finanziare i «differenziali stipendiali» che con il nuovo contratto sostituiranno le vecchie progressioni economiche con bonus da 281 a 1.518 euro lordi all’anno a seconda delle ipotesi e degli inquadramenti (Sole 24 Ore del 27 ottobre). Altri 200 milioni, anche questi strutturali, andranno a dare gambe alla riscrittura degli ordinamenti professionali, con il ripensamento dei livelli e la creazione della quarta area per le «alte professionalità». Regioni, enti locali e sanità dovranno invece finanziare il tutto con i loro bilanci. Per le nuove assunzioni stabili in Pa centrale, enti pubblici non economici e Agenzie viene creato un fondo al Mef con 100 milioni per il 2022, e altri 450 milioni nei due anni successivi. Altri 50 milioni alimenteranno un fondo per la formazione. La manovra si occupa poi di posare la prima pietra per i rinnovi contrattuali 2022-2024, con 310 milioni l’anno prossimo e 500 dal 2023. Si tratta dei fondi per la «vacanza contrattuale» (i tavoli oggi in corso riguardano i contratti 2019/2021), con un aumento dello 0,3% da aprile e dello 0,5% da luglio. Dieci milioni in più sono indirizzati alla «specificità» di Forze di polizia e Forze armate. Questa volta il ritocco porterà al rialzo anche il tetto di 240mila euro agli stipendi pubblici fissato nel 2014.

Ma in fatto di busta paga le notizie migliori dalla manovra arrivano per i sindaci. Che si vedono finanziare con 100 milioni l’anno prossimo a salire fino ai 220 milioni dal 2024 la revisione delle indennità con il meccanismo, anticipato sul Sole 24 Ore del 23 ottobre, che le parametra ai 13.800 euro lordi previsti per i presidenti di Regione. La somma intera spetterà ai sindaci delle Città metropolitane, che oggi hanno un’indennità di 7,018,65 euro, mentre per gli altri saranno previsti scalini dall’80% (capoluoghi di regione o provincia con più di 100mila abitanti) al 19% dei piccoli Comuni. Si prospettano aumenti spesso intorno al raddoppio delle cifre attuali. «Giusto riconoscimento dopo anni di battaglie», gioisce Roberto Pella (Fi), vicepresidente Anci. Slitta dal 30 giugno al 30 ottobre il termine per le certificazioni sulle perdite di gettito da Covid.

Viene ritoccato il fondo di solidarietà per le voci legate a funzioni sociali e asili nido, incrementato dalla manovra dell’anno scorso, e un nuovo fondo per la montagna potrà contare su 100 milioni l’anno prossimo e 200 dal 2023. Altri 50 milioni andranno ai Comuni fino a 5mila abitanti in difficoltà socio-economica.

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