Impossibilità tecnica della demolizione solo per causa non imputabile al condannato

Secondo l’orientamento consolidato e univoco nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui è irrilevante l’impossibilità tecnica di dare esecuzione all’ordine di demolizione di un fabbricato abusivo senza pregiudizio per le parti lecite del medesimo fabbricato quando essa dipenda da causa imputabile al condannato.
Sulla base di tale principio, Cass. Sez. III con sentenza n. 43829 del 31 ottobre 2023 ha rimarcato che la sospensione o la revoca dell’ordine di demolizione in conseguenza del pregiudizio che l’esecuzione dell’ordine comporterebbe per le parti legittime del fabbricato possono, dunque, essere disposte solo in caso di impossibilità assoluta di adempiervi che non sia imputabile al condannato.
Diversamente si consentirebbe di impedire l’esecuzione di un ordine di demolizione per effetto della realizzazione non autorizzata di opere in aderenza, in appoggio o in sopraelevazione a porzioni legittime del fabbricato, in tal modo frustrando la necessità di ripristinare l’assetto urbanistico preesistente cui è strumentale l’ordine di demolizione.
L’unica ipotesi nella quale rileva detta impossibilità tecnica di procedere alla demolizione, è quella degli interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire di cui all’art. 34 d.P.R. 380/2001, i quali devono essere rimossi o demoliti a cura e spese dei responsabili dell’abuso entro il termine congruo fissato dalla relativa ordinanza del dirigente o del responsabile dell’ufficio tecnico comunale e che, decorso tale termine, sono rimossi o demoliti a cura del comune e a spese dei medesimi responsabili dell’abuso.
Quando la demolizione non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, il dirigente o il responsabile dell’ufficio applica una sanzione pari al doppio del costo di produzione, stabilito in base alla legge 27 luglio 1978, n. 392, della parte dell’opera realizzata in difformità dal permesso di costruire, se ad uso residenziale, e pari al doppio del valore venale, determinato a cura della agenzia del territorio, per le opere adibite a usi diversi da quello residenziale.

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