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Incauto affidamento e sinistro mortale

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In materia di affidamento incauto della condotta di un veicolo a persone che non si trovino nelle condizioni previste dalla legge, comportamento sanzionato sul piano amministrativo dall’art. 115, comma 5, del Codice della Strada, se il conducente perde la vita a seguito di un sinistro, colui che gli affidò il veicolo non risponde sempre e comunque di omicidio colposo. La cassazione ricorda infatti che per imputare una condotta penalmente rilevante è sempre necessario verificare il nesso di causalità. Nel caso di specie la Suprema Corte ha confermato l’assoluzione di un imputato il quale aveva consentito la guida di un ciclomotore ad una ragazza minorenne sprovvista di certificato di idoneità alla guida (ora patente di categoria AM) poi deceduta in seguito ad impatto con un autocarro. Considerata infatti l’eziologia dell’incidente, si è potuto accertare che l’evento tragico si era verificato a causa di un comportamento negligente del conducente dell’autocarro, il quale procedeva a velocità superiore a quella consentita. Tanto è bastato per escludere dal procedimento di causazione del sinistro, qualsiasi responsabilità in capo a colui che aveva affidato il ciclomotore alla vittima.

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