Decarbonizzare si può ma andiamo più veloci

Corriere L’Economia – Elena Comelli – In collaborazione con Mimesi s.r.l.

L’Italia mancherà il suo target 2030 di riduzione delle emissioni per 110 milioni di tonnellate di CO2. Nonostante i 17 miliardi di euro investiti nell’ultimo anno e importanti interventi normativi. Ma la strada per accelerare c’è, come spiega la «Zero carbon policy agenda» del Politecnico di Milano. Se falliamo noi, mettiamo a rischio anche gli obiettivi europei Se lo scenario non cambia, risparmieremo solo 44 milioni di tonnellate di CO2, all’incirca un quarto del dovuto Sei L’ Italia non sta facendo abbastanza per la transizione energetica. Di questo passo mancheremo alla grande gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030, tagliando solo 44 milioni di tonnellate di CO2, poco più di un quarto dei 110 milioni di tonnellate che sarebbe necessario eliminare, e mettendo così a rischio l’impegno di raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, che non è solo un target nazionale, ma è una sfida che l’Europa si è impegnata a vincere insieme.

Le stime, non certo incoraggianti, sono del primo rapporto «Zero Carbon Policy Agenda», realizzato dall’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, in cui si analizza perché siamo così indietro, ma soprattutto si offre una possibile agenda di interventi a lungo termine per rimettersi in pari, con ricadute positive anche sulla ripresa post-crisi.

«Il punto è che non siamo riusciti ad affrontare questo sforzo di decarbonizzazione con sufficiente trasversalità e costanza», spiega Davide Chiaroni, vicedirettore dell’Energy & Strategy Group, che ricorda lo slancio con cui l’Italia si era piazzata un decennio fa all’avanguardia in Europa nella corsa alle fonti rinnovabili, una rincorsa andata perduta dal 2014 in poi. «Sono almeno sei le aree di intervento su cui agire per ridurre più velocemente le emissioni: la produzione di energia rinnovabile, l’adeguamento delle infrastrutture di rete, l’efficientamento energetico, la mobilità sostenibile, lo sviluppo di configurazioni efficienti come le comunità energetiche e l’adozione dei paradigmi dell’economia circolare», precisa Chiaron.

* Articolo integrale pubblicato sul Corriere L’Economia  del 24 Ottobre 2022.

 

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